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"Le vittime infatti non sono state assassinate come persone ma come simboli e questi delitti con la scia delle stragi e la diffusissima microviolenza che la accompagnavano hanno inciso nella carne viva della società. Come nella teoria dei cerchi concentrici questa violenza non ha colpito infatti solo i familiari ma si è estesa ad un secondo livello composto dai colleghi di lavoro, dagli amici e da tutti coloro che le vittime a vario titolo frequentavano, per poi estendersi al quartiere e alla città in cui le vittime vivevano, fino ad arrivare all’intera comunità nazionale e, talvolta, internazionale.”

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Un po' su di me

"Com'è che ti chiami?" In genere è così che la gente si presenta, quando sono io a presentarmi. E allora diciamocelo qui, una volta per tutte: "Sciltian" (non Cristian, non Cinzia...) è proprio il mio nome, col quale la mia atea mamma è persino riuscita a farmi battezzare. Era il cognome di un pittore armeno metafisico, Gregorio Sciltian, con il quale l'unico legame è dato appunto dal condividere il medesimo nome-cognome. Sciltian il pittore venne a vivere in Italia dopo la Rivoluzione d'ottobre, chiedendo asilo politico. Nel luglio 1974, quando stavo per nascere, mia mamma lesse di una mostra del pittore armeno a Venezia e disse: "Però, com'è eufonico questo nome!" E me lo appioppò. Da allora, è per me una vera croce, come diceva Gesù.

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