Assalto all'informazione

Assalto all'informazione è il mio secondo studio sul filone del maccartismo e il mio quarto libro. L'intreccio fra politica e controllo dei mezzi di comunicazione di massa, fra informazione e propaganda è uno dei grandi temi della storia contemporanea. In questo lavoro affronto i meccanismi con cui il senatore Joe McCarthy, uno dei più abili demagoghi della storia, seppe manipolare la stampa americana per il suo tornaconto mediatico. Oltre allo spazio lasciato alla pubblicazione di materiale inedito relativo alle audizioni della Sottocommissione permanente sulle investigazioni, di cui McCarthy si era irritualmente nominato presidente, il saggio si distingue per il doppio piano di analisi del fenomeno: storico e di tecniche del giornalismo, spiegando il fondamentale passaggio trastraight news e interpretative reporting , oggi alla base del giornalismo moderno. Quel che rende particolarmente gustoso il lavoro è che i rapporti tra McCarthy e i giornalisti sono illustrati dal di dentro, dando voce ai testimoni dell'epoca, di cui ho recuperato e tradotto centinaia di interviste. Con una gustosa - e attuale - prefazione di Marco Travaglio .

Dalla prefazione:

Qui si racconta la storia di un uomo politico che vedeva comunisti dappertutto e per diversi anni inondò e impestò il suo paese con una caccia alle streghe senza precedenti, a suon di violente accuse, denunce, minacce, liste di proscrizione, epurazioni. Sempre, si capisce, in nome dell'"interesse nazionale". Una campagna a base di menzogne, che però apparvero per anni come verità di fede grazie alla sistematica manipolazione dell'informazione, alla complicità di buona parte della classe giornalistica, alla viltà delle istituzioni di garanzia che avrebbero potuto contrastarlo e non lo fecero, alla sottovalutazione del personaggio da parte di quasi tutta la classe politica.

L'uomo era un bugiardo da competizione: si era financo inventato una ferita di guerra (conseguenza, in realtà, di una caduta fortuita a un party dove si era ubriacato) pur di appuntarsi al petto la medaglia dell'eroico marine. Ma era anche un abile costruttore del suo proprio consenso, con uno studio certosino del linguaggio del popolo (...), una capacità non comune di sfruttare a proprio vantaggio i mezzi di comunicazione. I quali, soprattutto all'inizio, stentarono parecchio a mettere in dubbio le sue denunce, per la semplice ragione che all'epoca un senatore degli Stati Uniti "non poteva mentire", per definizione. Era un ipse dixit semovente. (...)

Niente paura, questo libro non parla dell'Italia di Silvio Berlusconi. Ma parla all'Italia di Silvio Berlusconi. Perché, pur senza minimamente proporselo, racconta una storia per certi versi molto simile: quella dell'America del senatore Joseph Raymond "Joe" McCarthy, che per almeno sette anni (dal 1947 al 1954) riuscì a sequestrare le prime pagine dei giornali e i titoli dei giornali radio, e dunque i cervelli di milioni di americani, con la sua furibonda e forsennata "guerra ai rossi". I rossi che egli vedeva annidati nella politica e nell'informazione, nella cultura e nella pubblica amministrazione, nelle chiese e a Hollywood, nelle forze armate e alla Casa Bianca.

I rossi che non esistevano, ma che a gran parte del popolo americano faceva comodo che esistessero. Perché - come scrive Sciltian Gastaldi in questo libro bello, utile e prezioso - il senatore Joe McCarthy seppe incarnare nel momento giusto le paure del cittadino medio nei primi anni della guerra fredda. Già, perché a quel tempo - diversamente dai nostri anni 90 e 2000 - il comunismo esisteva davvero e faceva davvero paura. Anche se non esisteva in America, esisteva in Unione Sovietica e si proponeva di espandersi militarmente in ogni dove. Erano gli anni di Stalin, non di Eltsin o di Putin. Gli anni dell'armata rossa, della cortina di ferro, dell'infiltrazione della guerriglia filosovietica nel Terzo mondo, non gli anni del dopo-muro di Berlino. Ma proprio questo è l'aspetto più affascinante e più attuale del libro: il maccartismo come archetipo senza limiti spazio-temporali, che può riprodursi riveduto e corretto (anzi, corrotto) anche in una società radicalmente cambiata come la nostra .  (...) .
Marco Travaglio

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